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Il sito ufficiale del Terzo Ordine Regolare Francescano
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GESÙ È DIO CON NOI E NOSTRO NUTRIMENTO.

«Nella frazione del pane eucaristico, partecipando noi realmente del Corpo del Signore, siamo elevati alla comunione con lui e tra di noi: "Poiché c'è un solo pane, un solo corpo siamo noi, quantunque molti, partecipando noi tutti di uno stesso pane" (1Cr 10,17). Così noi tutti diventiamo membri di quel Corpo» ( LG 7 ).

«Tutti gli altri sacramenti... sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini» (PO 5).
L'iniziazione cristiana intrapresa col battesimo e la cresima si completa con l'Eucaristia che, quale cibo divino, nutre e accresce nei fedeli la vita della grazia, elevandoli alla comunione viva, intima, personale con Cristo. «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo - ha detto Gesù -. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò, è la mia carne per la vita del mondo... Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui» (Gv 6,51.56). Le parole con cui il Signore annunciava e prometteva l'Eucaristia, si realizzarono alla lettera la sera dell'ultima cena, quando egli prese del pane e, dopo averlo benedetto, «lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: "Prendete, mangiate: questo è il mio corpo"» (Mt 26,26). Non si tratta di un simbolo, ma di una realtà altrettanto vera e concreta quanto misteriosa: la sostanza del pane e del vino viene mutata nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo. S. Ignazio martire scriveva ai primi cristiani: «L'Eucaristia è la carne del nostro Salvatore, Gesù Cristo; carne che soffrì per i nostri peccati, ma che il Padre per la sua bontà risuscitò»(Smirn. 7).
Come la vita naturale ha il suo cibo per la crescita e il sostentamento del corpo, così la vita della grazia ha il suo cibo divino: Gesù, pane vivo «viatico del nostro cammino» (GS 38), che la alimenta e perfeziona fino a trasfigurarla un giorno in vita eterna. «O sacro convito - canta la Liturgia - in cui Cristo è nostro cibo: si perpetua il memoriale della sua passione, l'anima è ricolma di grazia e a noi viene dato il pegno della gloria futura» (RR).
IL PANE DELLA VITA Proprio in questo senso induce a riflettere il Vangelo (Gv 6, 51-59), nel quale risuonano le parole di Gesù: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (ivi 51). L' Eucaristia è pane così vivificante da essere germe e pegno di vita eterna appunto perché è il Corpo di Colui che è «la vita» (Gv 14,6). Gli Ebrei dopo aver mangiato la manna nel deserto, sono morti; invece «chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,58).
L' Eucaristia è il memoriale della morte del Signore e offre ai fedeli lo stesso corpo che Cristo ha immolato per loro sulla croce, ed è pure il memoriale della sua risurrezione perché è «pane vivo» in cui Cristo è presente e vivente come lo è nella gloria del cielo. «Mistero di fede», proclama la Chiesa ogni volta che consacra l’Eucaristia; «mistero di fede», deve ripetere il cristiano ogni volta che si accosta a riceverlo. Ma anche mistero di amore per il quale Gesù ha spinto al massimo il dono di sé: dopo aver dato la vita per gli uomini, si dona ad essi in cibo e non una volta soltanto, bensì continuamente, ogni giorno, fino al suo ritorno.
Bisogna adorare, ringraziare, amare; bisogna accostarsi e mangiare. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui... Chi mangia di me vivrà in me» (ivi 56-57). La Comunione sacramentale è fonte di comunione vitale e permanente con Cristo, per cui il cristiano vive realmente «per lui», non solo perché da lui riceve la vita, ma perché a lui indirizza tutta la sua esistenza.
C0MUNIONE TRA I FRATELLI La prima lettera di Paolo ai Corinzi (1Cr 10,16-17) apre la prospettiva della comunione: l'Eucaristia è fonte di comunione anche tra fratelli. «Essendo uno solo il pane, noi siamo un corpo solo sebbene in molti, partecipando tutti dello stesso pane» (ivi 17). Come il pane eucaristico è uno solo - il Corpo di Cristo - così coloro che ne partecipano formano a loro volta un solo corpo, la Chiesa, Corpo mistico di Cristo. Altrove S. Paolo ha ricordato tutti i motivi che impegnano i credenti all'unità: «Un solo Spirito... una sola speranza...; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti» (Ef 4,6). E qui afferma che l'alimento corroborante di questa unità è l'unico pane eucaristico. «Appunto perché partecipiamo a un solo pane, diventiamo tutti un solo corpo di Cristo, un solo sangue, e membri gli uni degli altri essendo fatti con-corporei con Cristo» (S. Giovanni Damasceno, De fide orth. 4, 13). II cristiano deve quindi trarre dalla Comunione eucaristica il frutto di una più intensa comunione con i fratelli.
EUCARISTIA E VITA Per virtù sua propria l'Eucaristia unisce a Cristo; l'unione fisica con lui è identica per chiunque si nutre del suo Corpo e del suo Sangue, tuttavia non produce in tutti gli stessi effetti, tanto che S. Paolo dice: «chiunque mangia il pane, o beve il calice del Signore indegnamente... mangia e beve la sua condanna» (1Cr 11,27-29). Anche per coloro che si accostano all'Eucaristia in stato di grazia, gli effetti che ne derivano non sono i medesimi, ma sono proporzionati alle loro disposizioni.
Poiché l'effetto proprio dell' Eucaristia è l'unione con Cristo e con i fratelli, la migliore disposizione alla Mensa eucaristica è l'amore senza il quale non vi può essere unione. L'unione con Cristo esige quell'amore sincero che è conformità alla sua volontà, ai suoi desideri, al suo beneplacito. «Abbiate in voi i sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fl 2,5), direbbe S. Paolo. Tutto ciò che contrasta con i sentimenti di Cristo, con la sua volontà, con i suoi precetti e soprattutto con il suo comandamento dell'amore, è ostacolo all'unione con lui. Allora può accadere, come dice S. Agostino, di mangiare materialmente il Corpo del Signore, senza mangiarlo spiritualmente, rimanendo così privi del frutto del sacramento (In Iv 26,12).
Perché poi l'Eucaristia attui e rinsaldi l'unione fraterna, occorre eliminare tutto ciò che turba i rapporti cordiali e sinceri col prossimo e coltivare con impegno una carità schietta e universale. «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» (Gv 15,12), ha detto il Signore, ed ha specificato: «Se stai offrendo il tuo dono all'altare e lì ti ricordi che il fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono... e prima va', riconciliati col tuo fratello» (Mt 5, 23-24). Prima di accostarsi alla sacra Mensa, è necessario che ognuno esamini se stesso, perché non può osare di ricevere il Corpo del Signore chi ha leso, anche lievemente, il suo comandamento. «Perdona e ti sarà perdonato - dice S. Agostino -; allora puoi avvicinarti sicuro: è pane, non veleno. Ma perdona sinceramente: perché se non perdoni sinceramente,... mentisci a colui che non puoi ingannare» (In Iv 26,11).
Se i fedeli devono disporsi in modo sempre più degno al Sacrificio e al Convito eucaristico, devono anche studiarsi di vivere, nella loro condotta quotidiana, la grazia che deriva dall'Eucaristia. «La stessa Liturgia - dice il Concilio Vaticano II - spinge i fedeli, nutriti dei sacramenti pasquali, a vivere "concordi nella pietà", e domanda che "esprima-no nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede"» (SC 10). Si tratta di armonizzare il proprio modo di vivere a quella santità e a quella carità che l'Eucaristia esprime e produce; si tratta di portare nel compimento dei doveri quotidiani quell'unione con Cristo e con i fratelli che sono il frutto della Comunione eucaristica. E poiché l'Eucaristia assimila alla morte e alla risurrezione del Signore, il fedele deve pure partecipare alla sua morte morendo a se stesso e al peccato, e alla sua risurrezione vivendo sempre più quella vita divina che egli gli comunica.
Per conservare i frutti dell'Eucaristia e per disporsi sempre meglio ad essa, ha una grande efficacia la visita quotidiana al SS.mo Sacramento, che la Chiesa ha sempre raccomandato. Cristo presente nelle sacre specie «restaura i costumi, alimenta le virtù, consola gli afflitti, fortifica i deboli, e sollecita alla sua imitazione tutti quelli che si accostano a lui... Chiunque perciò si rivolge all'augusto Sacramento eucaristico con particolare devozione e si sforza di amare con slancio e generosità Cristo che ci ama infinitamente, sperimenta e comprende a fondo, non senza godimento dell'animo e frutto, quanto sia preziosa la vita nascosta con Cristo in Dio e quanto valga stare a colloquio con Cristo, di cui niente vi è di più soave sulla terra, niente di più efficace a percorrere le vie della santità» (Paolo VI, Mysterium fidei 35 ). Nella santissima Eucaristia è veramente racchiuso tutto il nostro bene, Cristo Signore «nostra Pasqua e pane vivo che... dà vita agli uomini i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create» (PO 5).

Parrocchia San Corrado Confalonieri dei Frati Francescani del Terzo Ordine Regolare
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