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Il sito ufficiale del Terzo Ordine Regolare Francescano
  Una comunità in ascolto ed in preghiera nella carità.  

Di solito il tempo liturgico della quaresima viene presentato come un tempo penitenziale. Senza negare che lo sia, occorre sottolineare con forza che prima di tutto esso è il tempo dell’ascolto della Parola di Dio, è il tempo del “deserto”, luogo della prova e quindi della conoscenza di sé, in rapporto a Dio attraverso la preghiera.  Dunque una sosta, per meditare riflettere e discernere.
Una sosta per giungere, alla luce della Parola del Signore, ad una maggiore conoscenza di sé stessi verificando come stiamo vivendo il rapporto con noi stessi, con gli altri e soprattutto con Dio, senza il quale non avrebbe più senso nemmeno il nostro vivere ed operare.  Una sosta ancora per permettere a Dio di educarci attraverso le prove della vita.
Il ritorno a Dio deve essere dettato dalla convinzione, nonché consapevolezza di fondo, che solo in Dio vi è possibilità di salvezza e che ogni obiettivo e traguardo, anche minimi, vanno perseguiti non senza coltivare la speranza in Lui.
Senza Dio, l'uomo non fa' che brancolare nel buio della propria illusione, destinata a diventare delusione e non può che confondersi nella morsa dell'inquietudine.
Lontano da Dio, l'uomo potrà anche avere successo e affermazioni personali, ma  tarderà ad accorgersi di aver raggiunto un esito solamente momentaneo e fugace, che nulla gli avrà lasciato, se non il vuoto delle sconfitte che in questo caso egli stesso si sarà procurato.
Lontano da Dio, l'uomo perde la propria identità e di conseguenza perde il giusto orientamento verso gli altri.
La prima domenica di quaresima ha sempre un tema fisso: i quaranta giorni di Gesù nel deserto dove digiuna, prega e dove viene tentato da Satana, anche per Gesù il deserto diviene tempo di sosta.   Una sosta per stare davanti al Padre in adorazione e preghiera, per poi lanciarsi in mezzo al popolo ed annunciare la buona novella.
Certo il deserto è anche tempo di lotta e Gesù deve sostenerla per indicare  due cose:  la prima è che la lotta spirituale contro il Male è assolutamente inevitabile: evitarla significherebbe non diventare uomini maturi e spiritualmente saldi nello Spirito. La seconda e che, lottando contro Satana, Gesù riesce vittorioso in virtù della sua forza: in tal modo ci ricorda che senza di Lui, ogni nostro combattimento spirituale contro le forze del male, sarebbe perdente già in partenza.
Con Gesù i tempi nuovi sono già  cominciati, in attesa del loro pieno e definitivo compimento nel tempo escatologico.
L’uomo che vive in Cristo e di Cristo, è chiamato a continuare nel tempo l’opera iniziata da Gesù, con il suo impegno, con la sua dignità, associandosi in modo significativo al divino liturgo che è Cristo Gesù, uomo nuovo della creazione rinnovata.   Come Gesù è Re, Sacerdote e profeta, tale diventa l’uomo crismato dallo Spirito santo. Quando si abdica a questa chiamata la creazione “soffre e geme” come dice l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani (8,22) e con essa l’uomo!
Dal deserto, dove Gesù è stato gettato dallo Spirito, giunge dunque a noi una nuova ed eterna alleanza che non verrà mai meno, poiché tutte le promesse di Dio in Cristo Gesù si sono compiute. Dal deserto ci giunge la voce dell’amicizia di Dio con noi, ricostruita da Cristo Gesù, il Signore. Dal deserto giunge a noi l’invito a diventare collaboratori di Dio in Cristo Gesù, per salvaguardare l’intera creazione ed esserne custodi nel segno della pace.
Dal deserto giunge a noi la consegna dell’arcobaleno, che ridisegnato dall’uomo nuovo della creazione nuova, Cristo Gesù il Signore, viene deposto nelle nostre fragili mani, per poterlo portare come vessillo di pace e di armonia tra tutti i popoli della terra!
Per me è molto bello iniziare la quaresima con la Parola di Dio, che mi ricorda che sono  suo alleato, come Dio è mio alleato, e ciò in ordine non solo alla salvezza dell’uomo, ma anche per la salvaguardia del creato. Siamo in cordata con Dio!   Egli è il nostro Amico e noi siamo stati chiamati ad essere suoi amici, e da amici collaboriamo per la nostra salvezza e per la salvezza del mondo inteso come creazione. Forse pochi di noi hanno sentito parlare della salvezza cosmica. Eppure san Paolo ne parla diffusamente in modo particolare nella lettera ai Romani (cfr 8,18-25). Essa è stata affidata a Cristo e per mezzo di Cristo, a noi uomini nella qualità di sacerdoti del mondo, tali infatti siamo diventati con il battesimo!
Non è una riflessione ecologica che intendo fare. Certamente no! Ma, seguendo le indicazioni della Parola del Signore, intendo ricordare che in virtù dell’Alleanza amicale con Dio, offertaci gratuitamente da Cristo Gesù, siamo diventati suoi collaboratori.
Che cosa significa collaborare con Cristo sacerdote? Prima di tutto accogliere con gratitudine la grazia della salvezza che ci è donata e poi uscire dai nostri intimismi, per allargare la gioia della salvezza e della guarigione donataci all’intera creazione. Ma cosa significa salvare il mondo? Dobbiamo, per un istante rifarci all’inizio della creazione, quando uscita dalle mani di Dio, era bella e buona. Ecco tutto è qui: salvare il mondo significa fare risplendere con la nostra testimonianza di fede la bellezza e la bontà di ogni cosa creata. Essa, in quanto creata, appartiene a Dio. Pertanto non è lecito all’uomo fare da padrone, piegandola e rigirandola come egli vuole, seguendo magari uno sviluppo della scienza che non mira alla vita e non è compiuto dentro lo sguardo di Dio, una scienza che non merita nemmeno di essere chiamata tale.
Da ciò dipendono una serie di conseguenze:
-  Salvaguardare la vita e difenderla, impegnandosi a toglierla dalle mani dell’uomo che vorrebbe diventarne padrone e farne l’uso che egli meglio crede a sua discrezione.
-  Salvaguardare il bene comune, da sempre minacciato dall’egoismo umano, soprattutto da parte dei più ricchi.
-  Salvaguardare l’integrità della creazione, impegnandoci a condannare ogni forma di egoistico sfruttamento delle risorse, per impedire l’impoverimento di ciò che il Signore ci ha donato attraverso la terra.
-  Insegnare all’uomo che c’è qualcosa di sacro nell’universo creato: esso infatti è stato concepito da Dio come un immenso tempio, dove tutti siamo chiamati a svolgere la liturgia della gratitudine e della lode.
-  Ricordarci che questo mondo soffre e geme nelle doglie del parto, in attesa di essere ritrasformato nell’armonia dell’Eden: quindi, come cristiani, siamo chiamati a spendere e spandere semi di speranza dovunque.
La lista potrebbe non finire mai e ci porterebbe fuori dal tema di riflessione quaresimale.
Ma a me sembra un bel digiuno penitenziale se imparassimo ad essere collaboratori di  Dio nell’opera della salvezza, attraverso la lode ed il ringraziamento, allargando i confini del nostro cuore, fino al punto da far diventare cosmico il nostro essere cristiani.
Lasciamoci allora gettare dallo Spirito nel deserto, come Gesù, per ritrovarvi il senso dell’alleanza con Dio, della sua Amicizia ed in essa, ritrovare noi stessi, nella nostra vera ed autentica identità.
Buona Quaresima a tutti voi!

Parrocchia San Corrado Confalonieri dei Frati Francescani del Terzo Ordine Regolare
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