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L’AMORE DI GESÙ ABBRACCIA IL CREDENTE NEL CORSO DELLA SUA MALATTIA
L’unzione dei malati è una celebrazione dell’amore e della premura di Cristo per un membro della Chiesa afflitto dalla malattia. Non è semplicemente un’offerta di sollievo e di conforto, ma il conferimento di una grazia che guarisce al livello più profondo delle nostre afflizioni fisiche.
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Chi è malato chiami a sé i presbiteri della Chiesa e questi preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati (Gc. 5,14-15).
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LA SACRA UNZIONE DEGLI INFERMI, come professa e insegna la Chiesa cattolica, è uno dei sette sacramenti del Nuovo Testamento, istituito da Cristo nostro Signore, «adombrato come tale nel vangelo di Marco (Mc 6, 13) e raccomandato ai fedeli e promulgato da Giacomo, apostolo e fratello del Signore. Chi è malato, egli dice, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui dopo averlo unto con olio nel nome del Signore; e la preghiera fatta con fede salverà il malato, il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati (Gc 5, 14-15)».
Prime testimonianze sull'Unzione degli infermi. Testimonianze relative all'Unzione degli infermi si trovano fin dai tempi antichi nella tradizione della Chiesa, segnatamente in quella liturgica, sia in Oriente che in Occidente. Sono da ricordare in proposito, a titolo speciale, la lettera scritta dal pontefice Innocenzo I, nostro predecessore, a Decenzio, vescovo di Gubbio, e il testo della veneranda preghiera usata per benedire l'olio degli infermi: « Effondi, o Signore, il tuo Spirito Santo Paràclito », la quale fu inserita nella Prece eucaristica ed è tuttora conservata nel Pontificale Romano.
Unzioni e formule. Con il passare dei secoli, nella tradizione liturgica furono più esattamente precisate, anche se in vario modo, le parti del corpo dell'infermo che dovevano essere unte con l'Olio santo, e furono aggiunte più formule per accompagnare con la preghiera le unzioni: queste formule sono appunto contenute nei libri rituali delle varie Chiese. Durante il Medioevo, nella Chiesa Romana invalse la consuetudine di ungere gli infermi nelle sedi degli organi di senso, con l'uso di questa formula: «Per questa santa Unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo.», formula che veniva addattata a ciascuno dei sensi.
Dottrina sul sacramento. La dottrina circa la sacra Unzione è, inoltre, esposta nei documenti dei Concili Ecumenici, cioè del Concilio Fiorentino, e soprattutto del Tridentino e del Vaticano II.
Concilio di Firenze e Concilio di Trento. Dopo che il Concilio Fiorentino ebbe descritto gli elementi essenziali dell' Unzione degli infermi, il Concilio di Trento ne proclamò la divina istituzione, indicando tutto ciò che intorno alla sacra Unzione è tramandato dall'epistola di san Giacomo, per quanto riguarda soprattutto la realtà e l'effetto del sacramento: «Questa realtà è, infatti, la grazia dello Spirito Santo, la cui unzione lava i delitti, che siano ancora da espiare, toglie i residui del peccato e reca sollievo e conforto all'anima del malato, suscitando in lui una grande fiducia nella misericordia del Signore, per cui l'infermo, così risollevato, sopporta meglio i fastidi e i travagli della malattia e più facilmente resiste alle tentazioni del demonio e riacquista talvolta la stessa salute del corpo, quando ciò convenga alla salute dell'anima». Il medesimo Concilio proclamò, altresì, che con quelle parole dell'apostolo è chiaramente indicato «che questa unzione deve esser fatta agli infermi, e soprattutto a coloro i quali si trovano in una condizione di tale pericolo, che sembrano essere in fin di vita, per cui essa è chiamata anche sacramento dei moribondi». Da ultimo, per quanto riguarda il ministro competente, dichiarò che ne è ministro il presbitero.
Concilio Vaticano II. Da parte sua, il Concilio Vaticano II contiene queste ulteriori affermazioni: «L'Estrema Unzione, la quale può esser chiamata anche, e meglio, "Unzione degli infermi", non è il sacramento soltanto di coloro che si trovano in estremo pericolo di vita. Perciò, il tempo opportuno per riceverlo ha certamente già inizio quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, comincia a essere in pericolo di morte». E che l'uso di questo sacramento rientri nelle sollecitudini di tutta la Chiesa, è dimostrato da queste parole: «Con la sacra Unzione degli infermi e con la preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché rechi loro sollievo e li salvi (cfr. Gc 5, 14-16), anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo (cfr. Rm 8, 17; Col 1, 24; 2 Tm 2,11-12; 1 Pt 4, 13), per contribuire così al bene del Popolo di Dio».
Tutti questi elementi dovevano esser tenuti ben presenti nella revisione del rito della sacra Unzione, al fine di adattar meglio alle odierne circostanze quelli che erano soggetti a mutamento.
Formula. Abbiamo, anzitutto, ritenuto di modificare la formula sacramentale in maniera tale, che, tenendo presenti le parole di san Giacomo, fossero più chiaramente espressi gli effetti del sacramento.
Olio. Dato, poi, che l'olio d'oliva, quale fino ad ora era prescritto per la validità del sacramento, in alcune regioni manca del tutto o può essere difficile procurarlo, abbiamo stabilito, su richiesta di numerosi vescovi, che possa essere usato in futuro, secondo le circostanze, anche un olio di altro tipo, che tuttavia sia stato ricavato da piante, in quanto più somigliante all'olio d'oliva.
Numero delle unzioni. Per ciò che riguarda il numero delle unzioni e le membra da ungere, ci è sembrato opportuno procedere ad una semplificazione del rito.
Pertanto, poiché questa revisione tocca in alcune parti anche lo stesso rito sacramentale, con la nostra autorità apostolica decretiamo che, per l'avvenire, sia osservato nel rito latino quanto segue:
Il segno sacramentale. IL SACRAMENTO DELL'UNZIONE DEGLI INFERMI SI CONFERISCE A QUELLI CHE SONO AMMALATI CON SERIO PERICOLO, UNGENDOLI SULLA FRONTE E SULLE MANI CON OLIO D'OLIVA O, SECONDO L'OPPORTUNITÀ, CON ALTRO OLIO VEGETALE, DEBITAMENTE BENEDETTO, E PRONUNCIANDO, PER UNA VOLTA SOLTANTO, QUESTE PAROLE: « Per questa santa Unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo.
R. Amen.
E, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi.»
Tuttavia, in caso di necessità, è sufficiente compiere una unica unzione sulla fronte oppure, in particolari condizioni dell'infermo, in un'altra parte più adatta del corpo, pronunciando integralmente la formula anzidetta.
Questo sacramento può essere ripetuto, qualora l'infermo, dopo aver ricevuto l'Unzione, si sia ristabilito e sia poi ricaduto nella malattia, oppure se, perdurando la medesima infermità, il pericolo diviene più grave.
Origine e sviluppo del sacramento dell’unzione degli infermi. I vangeli più volte riferiscono che Gesù si accostava ai malati con profondo senso di compassione. Guarire gli infermi era il segno più chiaro della nuova era che egli aveva inaugurato con la sua predicazione. Le forze del male stavano per essere sconfitte, e il regno di Dio fece sentire la sua presenza quando venne ristabilita la vita, prima piena di ostacoli di ogni genere, di debolezze e malattie, sotto l’impatto amabile del tocco e della preghiera di Gesù.
I Vangeli riferiscono anche che quando i discepoli di Gesù uscirono a predicare il pentimento in vista del regno, avvennero gli stessi fatti portentosi: "Essi scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano" (Mc. 6,13). La pratica di ungere con olio salutare in questo ministero dei malati riapparve poi nel testo principale del N.T. che testimonia l’unzione sacramentale: "Chi è malato chiami a sé i presbiteri della Chiesa e questi preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati" (Gc. 5,14-15).
S. Giacomo dà grande valore all’unzione sacra con olio, fatta nel nome del Signore dai pastori ufficiali. Questo salverà e rialzerà il malato, riportando vittoria sopra il potere del peccato. Evidentemente il potere del Cristo risorto era sentito da questo popolo, appena formato, proprio nel suo impatto sui malati. Noi possiamo vedere qui la continuazione dell’opera di guarigione registrata nei Vangeli, un’opera ora portata avanti sotto l’influenza della morte redentiva di Cristo. Uno degli effetti della sua morte è di fortificare e rinnovare il suo popolo quando è indebolito o colpito dalla malattia.
Il sacramento dell’unzione dei malati nei primi secoli del cristianesimo. Per molti motivi i primi secoli della storia del cristianesimo ci offrono poche testimonianze dell’unzione dei malati. Essa non era così fondamentale per la vita della Chiesa come il battesimo e l’eucaristia, e neanche così pubblica come la penitenza e l’ordinazione, e i suoi testi nel N.T. non sono riportati da documenti importanti come i vangeli o le lettere di S. Paolo.
I primi riferimenti all’unzione si trovano nei riti liturgici della consacrazione dell’olio per gli infermi. Le prime istruzioni per l’unzione le ha date un papa del V sec. Ciò che risulta chiaro da queste testimonianze antiche è che l’unzione è strettamente legata con la guarigione del malato dalle sue debolezze fisiche, mentali e spirituali.
Solamente nel IX sec. incominciò un graduale cambiamento, che ha portato a compiere l’unzione come sacramento da darsi ai moribondi. Nel XII sec. si adottò il termine "estrema unzione", e i teologi medievali ne hanno parlato come di una preparazione sacramentale per il passaggio finale alla gloria. Come sacramento di Cristo, esso doveva produrre degli effetti nell’anima dell’uomo, e portare così delle grazie interiori, come il perdono dei peccati veniali, e serve come preparazione per l’ultima lotta spirituale prima della morte. Si fece strada l’idea che era meglio rimandare la ricezione del sacramento il più tardi possibile, all’ultimo istante della propria vita.
Questa idea del sacramento dei moribondi, per il quale ci sono pochissime, se pur ci sono, testimonianze bibliche e patristiche, fu attaccata dai teologi verso la metà del XX sec. Il sacramento si chiama ora ufficialmente "unzione dei malati", e può essere amministrato a coloro che soffrono di una qualsiasi grave malattia o ferita, o semplicemente si trovano in uno stato di indebolimento generale dovuto alla vecchiaia. Non è necessario che la morte sia imminente e certa, perché il sacramento si riferisce all’effetto deprimente che la malattia esercita sullo slancio spirituale nel vivere la propria vita di unione con Cristo.
Il sacramento si conferisce ungendo il malato sulla fronte e sulle mani dicendo: "Per questa sacra unzione, il Signore, nel suo amore e nella sua misericordi, ti aiuti con la grazia dello Spirito Santo. Il Signore che ti libera dal peccato ti salvi e ti risollevi".
Il significato fondamentale del sacramento dell’unzione. L’unzione dei malati è una celebrazione dell’amore e della premura di Cristo per un membro della Chiesa afflitto dalla malattia. Non è semplicemente un’offerta di sollievo e di conforto, ma il conferimento di una grazia che guarisce al livello più profondo delle nostre afflizioni fisiche.
Come persone noi non siamo semplicemente composti di corpo e di anima in giustapposizione tra loro. Una persona. Prima di ogni altra cosa, costituisce un’unità, e le sue esperienze a livello fisico, emotivo, mentale e spirituale sono estremamente interdipendenti tra loro. La presenza del male, del disordine, di una debolezza, a qualsiasi livello della persona, sicuramente influisce su tutta la persona. Così quando un individuo è fisicamente malato, per malattia, per una ferita, o per un progressivo indebolimento, viene influenzato anche il suo modo di considerare la vita, i propri simili e Dio. Noi conosciamo per esperienza come la malattia ci riempie di preoccupazioni per noi stessi, ci distrae dalla preghiera e, generalmente, rimpicciolisce gli orizzonti della nostra coscienza. Perciò il Cristo risorto si preoccupa grandemente perché la malattia non impedisca ai membri del suo popolo sacerdotale di unirsi alla sua missione redentivi. Egli vuole che essi abbiano la pace del cuore e una grande confidenza in Dio, in modo che possano ricorrere a lui con la sottomissione, il culto e la lode. Essi hanno bisogno della sua grazia sanante, perché possano soffrire in unione con Cristo e passare con lui a una vita nuova, o ancora in questo mondo o dopo la morte.
Quindi l’unzione è il sacramento dei malati gravi che conferisce la grazia della guarigione, in modo che i membri del popolo sacerdotale possano crescere per mezzo della malattia. L’unzione li consacra perché sappiano soffrire con Cristo in spirito di dedizione, e offre loro una grazia ristoratrice che agisce contro le molteplici debolezze causate dalla malattia. Ricevere l’unzione sacramentale è un sorprendente atto di fede nel Cristo risorto che è diventato "uno spirito datore di vita" ( 1 Cor. 15,45), e continua il suo servizio di redenzione e di compassione per gli uomini che si trovano in necessità.
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